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Par condicio: anche nei giornali?

7 Aprile 2006 3 commenti


Siamo ormai giunti alla fine di questa estenuante campagna elettorale, che ha visto lo ?scontro? tra centrodestra e centrosinistra, ovvero tra due concezioni opposte dell?economia, della società e della persona. Si è molto parlato dello spazio riservato ai singoli partiti e alle coalizioni all?interno delle singole emittenti televisive, notando come ci siano trattamenti di favore o sfavore secondo la rete. In particolare si premiano i grandi partiti, lasciando le briciole ai partiti ?secondari?.
L?idea centrale della ?par condicio televisiva? è che l?italiano medio (che poi è una categoria inesistente e senza significato!) guarda la televisione come se fosse un ?pubblico fatto di ricettori indifesi dinanzi ad una grandinata di proiettili mediali? (teoria del proiettile magico) (Gerbner 1981), senza quindi considerare che gli individui si espongono ai media, ne percepiscono i messaggi e se li ricordano nel tempo in modo ?selettivo?. Le differenze individuali contano e l?esposizione ai media e la relativa interpretazione dei messaggi sono processi complessi strettamente legati alla personalità individuale. Inoltre, l?uso dei media è condizionato dalle reti sociali cui gli individui appartengono e fanno sì che i media non agiscano in un vuoto (Katz, 1988).
Tuttavia, si registra spesso una convergenza tra i giornalisti, nel senso che si rileva spesso un notevole accordo tra giornalisti che non può che portare all?uguaglianza nei contenuti dei notiziari e quindi alla limitazione delle informazioni e delle conoscenze offerte al pubblico.
Il discorso vale solo per la televisione? Ovviamente no! Gli italiani ascoltano la radio, leggono i giornali (il fatto che non li comprino è un altro discorso: basta andare in biblioteca o al bar o su internet o leggere quello del collega in ufficio ? e poi ora si stanno diffondendo quotidiani gratuiti), così come i libri (nonostante il costo elevato ingiustificato ? e le biblioteche esistono), è assurdo pensare quindi che la par condicio sia da attuare esclusivamente alla televisione!
Mi si obietterà che la televisione è gratuita (nonostante il furto-canone) e che i giornali, come i libri, si comprano. Tuttavia, ricordo che il telecomando è uno strumento di democrazia che mi concede di ?selezionare? i programmi: così come non guardo le telenovele, le partite di calcio, un film, etc, posso anche selezionare il Tg di riferimento (anche se sarebbe buona cosa variare per avere maggiori informazioni), così come le trasmissioni d?approfondimento (Porta a porta, Report, Ballarò, Matrix, etc etc).
Le soluzioni migliori, a mio avviso, sono, in alternativa, due:

? libertà totale per l?editore (televisivo, radiofonico, giornalistico, librario) nella scelta di argomenti e nella distribuzione di spazi;
? obbligo per tutti gli editori di dedicare lo stesso spazio a tutti coloro che abbiano qualcosa da dire, senza tracciare distinzioni tra media.

Nel primo caso, tuttavia, il rischio di soppressione delle voci minoritarie è evidente, a meno che il servizio pubblico non si ponga come obiettivo la concessione della parola a tutti (cosa che non succede evidentemente oggi).
Nel secondo caso, sarebbe difficile la tutela della libertà d?iniziativa economica e di libertà di stampa, dovendo l?editore sopprimere la propria voce (ed essendo proprietario ? ovvero colui che paga, avrà pur diritto di dire la sua!)

Foto: www.ginosa.net